giovedì 28 maggio 2009
La serietà non è più una virtù
martedì 26 maggio 2009
segui il flusso: l' open source tra rischi e virtù
Con i new media le strutture neuronali sembrano essere state trasportate all'esterno del cervello e divenute modello per l'organizzazione di un'intelligenza totale che non è semplice somma delle parti, ma è qualcosa di più, un sapere che raccoglie lo scibile frutto della libera circolazione di idee, di connessioni tra narrazioni personali e di gruppi. Non hanno più spazio le epistemologie fondate sul soggetto trascendentale, o sull'empirismo dei fenomeni naturali. Chi cerca di arrestare tale flusso è destinato a fallire, le leggi tradizionali sulla proprietà intellettuale possono arginare, stringere i lacci delle infinite possibilità dell'open source, ma il risultato ottenuto è molto diverso dagli intenti;la loro esistenza, infatti, permette paradossalmente di realizzare reti sempre più forti la cui identità coincide con la volontà di trasgredire le norme tradizionali e i loro confini nazionali .
L'introduzione della proprietà intellettuale, da cui segue il diritto d'autore, è stata una grande rivoluzione che ha permesso alla fine epoca Moderna agli scrittori, compositori, giornalisti di salvaguardare la propria creatività e di poter vivere in modo dignitoso del proprio lavoro. Sul piano editoriale ha comportato lo sviluppo di un maggiore spirito imprenditoriale e ricerca di novità, inediti. Presto, tuttavia, la proprietà culturale si è trasformata in proprietà industriale, il confine tra profitto e salvaguardia si è col tempo sempre più assottigliato sino a sparire. Il diritto d'autore ha perso il suo significato, anzi rappresenta la condanna a morte degli editori e soprattutto limita la creatività del Post-Moderno, un'espressività comunicativa fondata sulla decostruzione e rimediazione. Il diritto d'autore, infatti, permette lo sviluppo di tale comunicazione solo a chi ha disponibilità economica per pagare il copy right, come narra il fumetto "Bound by law?"; una giovane regista di documentari difficilmente potrà produrre in modo indipendente la sua opera. L'open source, però, in tutte le sue declinazioni rischia di essere un' illusoria utopia dorata il cui luccichio nasconde numerose ambiguità legislative, economiche e teoriche.
Sembra che la legge non riesca a comunicare con la società; ancorata al passato, cieca, non osserva il futuro, lo rifiuta, perdendo così d'autorità. Sarebbe necessario un sistema legislativo capace di auto-rigenerarsi, di trovare l'equo equilibrio tra totale anarchia e completo controllo.
Le grandi industrie hanno, invece, velocemente compreso le potenzialità dell'open source: la sua sintonia con gli umori del mondo contemporaneo. Stanno, così, cercando di penetrarlo e piegarlo ai propri interessi. Multinazionali che elaborano software investono in programmi open source, l'industria culturale cerca di entrare in dialogo con questo, ad esempio gruppi musicali come i Radiohead mettono a disposizione alcune loro canzoni gratuitamente sul web. Il mondo cinematografico sfrutta il web 2.o per rendere alcuni film e serie televisive fenomeni di massa, spandendo, grazie a blog non ufficiali, siti amatoriali e gruppi su facebook, quell'alone mitologico. Talvolta prodotti amatoriali sviluppati nell'ambito dell'open source sono da stimolo per la pubblicità che gira sui mass media tradizionali; le agenzie pubblicitarie si ispirano ai video di you tube, alla loro estetica, ai contenuti prevalenti, per elaborare spot in sintonia con l'utenza. Software a pagamento si modellano sui programmi nati dalla collaborazione dal basso, quindi maggiormente rispondenti ai bisogni degli utenti, poiché sistemi in grado di evolversi velocemente. In generale lo stesso sistema di produzione industriale si modella sul paradigma della rete, dell'open source, essendo sempre più delocalizzato in tutto il mondo, diviso in micro-distretti che collaborano per la produzione di un medesimo oggetto.
Sull'open source entrano quindi con forza interessi economici , questo insinua il sospetto che l'apertura e l'accessibilità democratica siano solo apparenti. La comunicazione open source rischia di essere eterodiretta dall'economia ed anche l'espressività profonda autentica si perde nell'oceano delle immagini dell'apparire, delle aride icone dell'omologazione , dell'overload di informazioni generiche , la cui gerarchia- si pensi a wiki, a rss -solo apparentemente è frutto di una scelta collettiva, di condivisione e confronto. L'introduzione dello spirito critico, quindi di una formazione della persona autentica potrebbe evitare il rischio di essere abbagliati dalla complessità, finendo in un labirinto senza senso.
lunedì 25 maggio 2009
preferenze, che orrore!
domenica 24 maggio 2009
Il naufragio del Pd; volpi, leoncini e speranzosi agnelli.
venerdì 22 maggio 2009
Campagna elettorale tra incubi notturni e disillusioni diurne.
giovedì 21 maggio 2009
Stare on line
Teorici del web come De Kerckhove sottolineano come nella rete la trasgressione delle regole diventi normalità, si creino micro-tribù accomunate proprio dal non rispettare le norme ufficiali . Il virtuale, più che un mondo senza regole, è un altro cosmo ed in quanto tale ha un ordine e semplicità generati da specifiche norme . Il testo di Downes ne è una sintesi; le sette regole dello stare on line potrebbero equivalere ai principi fondamentali del vivere il /nel web. Quando l' ambiente reale e la sfera del virtuale si compenetrano. si verifica, però, lo scontro tra due diverse concezioni della legalità; le regole del web, del resto, sembrano essere state elaborate spontaneamente dal basso come alternativa, quindi resistenza, a quelle della realtà tradizionale. Il problema è annoso dai diritti d'autore -mutatis mutandi- ai siti di apologia al nazismo o ai profili su fb dei boss mafiosi.
Per comprendere questo evolversi pericoloso dello scontro tra norme di ambienti diversi occorre ripartire dalle fondamenta dello stare on line.
Essere reattivi è la conditio sine qua non, ciò significa essere pronti all'ascolto, alla ricezione, il vivere un'esperienza testuale è il punto di partenza per la creazione di un nuovo testo, Derrida, descrivendo il metodo decostruzionista, sottolinea l'importanza del testo della tradizione, espressione della cultura filosofica metafisica occidentale, esso è il luogo, il contesto a partire dal quale è possibile creare sempre ulteriori testualità, occorre analizzare, cogliere le differenze, gli scarti, le zone d'ombre di ciò che è dato, in tal modo la novità, già in potenza nel vecchio, può prendere forma, ritornando alla luce.
L'utente del web 2.0, definito da De Kerckhove screttore: lettore e scrittore-editore, è sempre animato da un protendersi intenzionale all'ascolto e/o alla visione; dunque si può ben affermare che, accanto alla decostruzione, assume un ruolo principe l'ermeneutica che è essenzialmente la costruzione, tramite un virtuoso circolo ermeneutico, di un'interpretazione condivisa. Quest'ultimo termine porta l'attenzione su un altro principio, per Downes, dello stare on line: l'essere sempre connessi. Connessione non è solo un stato fisico, ma anche mentale, è l'essere col proprio io-sé costantemente in gioco, quindi presuppone attenzione e capacità critica di rielaborare quanto è stato percepito tramite processi botton-up. Queste sono le premesse per instaurare rapporti connettivi empatici con gli altri individui e micro-collettivi pensanti, ciascuno con il proprio peculiare mondo di conoscenza. Essere connessi è, dunque, molto faticoso, poiché il confronto, la ricerca di terreni comuni, quindi l'abbandono dei propri pregiudizi è impegnativo e non sempre dà i risultati previsti. Essere co-nessi significa istituire nessi tra concetti, testi, ma anche inserirsi col proprio io-soggetto, la propria storia all'interno di un vitale tessuto comunicativo. La rete non è però una enciclopedia complessa e frammentaria, bensì all'interno di uno spazio di sapere- per dirlo con Levy- è una costruzione sempre in fieri tra gli gruppi pensanti caratterizzati da propri mondi di riferimento. all'interno della tribù il cogitare è aperto, in virtù dei rapporti che nascono tra i collettivi, lo spazio del saper assume varie curvature e le identità mutano.
Stabilire un autentico rapporto significa essere attori di una comunicazione formativa del sé attraverso il confronto con l'altro, la comunicazione non è solo trasmissione di informazioni, ma riguarda ciò che si è. Secondo tutta la filosofia analitica inglese, la comunicazione è un atto ben preciso e Grice stabilisce il principio di cooperazione come base affinchè un discorso sia accessibile a tutti gli interlocutori, quindi atto efficace. Tale principio è delineato attraverso quattro massime, tra queste vi è quella della qualità. Essa prevede che il contenuto sia vero e quindi gli interlocutori siano animati da buona fede. "Il sii te stesso" di Brownes, che richiama il conosci te stesso socratico, può essere considerato come un caso, per altro il più importante, di tale massima. Colui che produce una bugia, infatti, oltre a non essere più se stesso per l'altro, delinea un sé che non è ri-conosciuto dall'io. Si perde così la comunicazione come formazione dell'io che si fa sé attraverso l'altro, il mentire all'interlocutore è un mentire a se stesso, condividere con l'interlocutore solo una parte della storia personale è un formarsi parzialmente e continuare a nascondersi;
[L’unico modo per permettere alle persone di capirti è quello di consentire loro
di simpatizzare con te, arrivare a conoscerti a sentire empatia nei tuoi
confronti . La comprensione ha a che fare tanto con le emozioni quanto con la
conoscenza. ](Downes).
Avere come obiettivo una comunicazione formativa significa anche concepirla come dono, flusso potenzialmente infinito, senza argini, né direzioni, espressione della natura sociale dell'uomo, senza alcun interesse celato, senza voler condurre l'interlocutore su una certa idea. In caso contrari0 l'atto comunicativo non è più condivisione volta al rinnovamento delle interpretazioni, ma è retorica persuasiva, ben lungi dalla comunicazione come condivisione volta al rinnovamento. La comunicazione autentica prevede un confronto di idee, di semiosfere, di narrazioni autobiografiche avvalendosi dell'argomentazione logica e delle emozioni, ma sempre senza secondi fini, eccetto quello palese della propria crescita interiore. La formazione entra prepotentemente nell'ambito della comunicazione on-line; il web 2.o è strumento, come il corso stesso di tecnologia della comunicazione on line dimostra, fondamentale. La sua portata rivoluzionaria è frutto non tanto della possibilità di tradurre le antiche lezioni frontali su nuovi supporti, ma piuttosto, di cambiare profondamente l'insegnamento e l'apprendimento, espandendoli durante l'intero arco della giornata, coinvolgendo tutta la persona, aumentando le capacità critiche del maestro e dell'allievo. La peculiarità di questa u-topia comunicativa/formativa si annida proprio nel recuperare quel confronto dialogico socratico tra allievo e maestro oltre che tra gli stessi allievi, nel creare una micro-comunità aperta dove nessuna confusione di ruoli si verifichi. Il web 2.o, essendo intuitivo, è facilmente utilizzabile per obiettivi di formazione personale e professionale. Il mondo dei social-networkig, di Second Life , di Wiki non necessita, infatti, di libretti d'istruzione, costituiti da ordini dogmatici informatici, è, al contrario, immediatamente a disposizione di chiunque abbia un minimo di alfabetizzazione informatica. La prossimità del mezzo alla mente umana narrativa e sociale è proprio la conseguenza di una analogia di funzionamento e di un reciproco condizionamento etico ed estetico.
mercoledì 20 maggio 2009
Ancora campagna elettorale: l'odio,la periferia e le donne...
martedì 19 maggio 2009
PubMed
lunedì 18 maggio 2009
Tra Comunione elettorale e lucciole...
sabato 16 maggio 2009
Si conclude la prima settimana di campagna elettorale;non tutta l'Italia è razzista!
venerdì 15 maggio 2009
delicious:un altro sguardo sul web.
La scuola non si sa rigenerare
giovedì 14 maggio 2009
attacchi personali...
mercoledì 13 maggio 2009
la vita su fb
Il web 2.0 potrebbe essere rifondato, ma è molto difficile, in quanto prodotto di un certo paradigma comunicativo, informativo e relazionale, dove la tradizionale centralità dell'informazione è affiancata da quella della relazione interpersonale, dello scambio bi-direzionale, ma le connessioni sono superficiali, non riescono a penetrare, a divenire elemento generativo di una nuova architettura del post-moderno. La comunicazione della rete è l'espressione di quello che la comunicazione è attualmente, anche a livello politico. Un insieme scoordinato di relazioni mancanti di filo conduttore, magari in fieri. Gli scambi, le connessioni per avere senso dovrebbero ruotare intorno alla riflessione, al mettersi in questione, all'interrogarsi su ciò che si è e si fa , la comunicazione nell'era del web 2.0 per generare e rigenerarsi, divenendo autentica, dovrebbe ripartire dal socratico conosci te stesso. Crisi comunicativa è, quindi crisi creativa, identitaria, frutto dell'abbandono di antiche certezze e dell'incapacità di focalizzare nuovi orizzonti, di un navigare a vista nella nebbia, senza progettare, senza individuare una potente e condivisa meta-utopia capace di orientare. Tutto questo ha un suo valore esistenziale per il privato degli individui, ma anche per il nuovo mondo politico.
lunedì 11 maggio 2009
Secondo giorno di campagna elettorale: la stretta di mano.
domenica 10 maggio 2009
if these walls could talk...
Guardo il video curato da Michael Welch, antropologo culturale e la mente affoga travolta da un'onda immensa di confusi pensieri;da qualche giorno sembra che la mia vita, i miei discorsi, i miei rapporti con le persone ruotino intorno al web 2.0: strano davvero...Il testo di Welch è fondamentalmente incentrato sulle possibilità del web 2.0, la peculiarità del video, però, è costituita dal voler riprodurre in una classe universitaria, tradizionalmente impostata, la struttura della rete: la cooperazione, l'espressione partecipata e condivisa della propria esperienza personale e quella costruzione di una intelligenza collettiva che solo il social networking sembra permettere in modo globale e capillare. Il lavoro offre innumerevoli suggerimenti circa la scuola, l'università, il loro rimanere ancorate a modelli tradizionali d'insegnamento e, proprio per tale conservatorismo, l'incapacità di queste istituzione educative di connettersi alla realtà. Ciò le porta ad essere prive di efficacia, infatti il tempo trascorso a scuola non è formativo, è solo un breve passaggio obbligato, un'epochè della vita autenticamente vissuta. Questa scuola, isola solitaria nell'oceano della realtà, tuttavia, anziché essere l'arcadia perduta, lo stato di natura a cui ritornare, è un concentrato di furbizia, arrivismo e abitudinarietà, un luogo che rende gli uomini automi sordi, incapaci di ascoltare la propria coscienza, di protendersi verso l'altro per costruire, così, il proprio io.Le prime immagine, ancora l'aula è inquietantemente vuota,
si soffermano in modo ossessivo su quello spazio classico familiare: una cattedra, una lavagna e innumerevoli sedie, banchi perfettamente allineati, pronti per ospitare numeri, volti anonimi per gli insegnanti e la società.
Quella disposizione impone un disciplinamento dei corpi per giungere ad un rigido inquadramento, più o meno esplicito, delle menti. La collettività-massa, unita e diversa allo stesso tempo, attraverso la conformazione scolastica diventa un insieme di individui non autenticamente comunicanti tra loro, incapaci di ascoltarsi, quindi completamente estranei al fare rete. Studenti, come elettroni impazziti, seguono inconsapevoli percorsi individuali ed etero-diretti, attaccati ad una vaga quanto illusoria idea di realizzazione personale, finendo così, nella loro estenuante ricerca dell'eccezionalità rispetto alla massa, per essere tutti uguali, pateticamente omologati ad un medesimo modello, ad un pensiero unico, ad una forma pardigmatica imposta. L'incipit del video ricorda Foucoult, Sorvegliare e Punire:Si tratta di una citazione calzante ancora oggi nel 2009; sebbene la pedagogia non veda più come centrale la categoria dell' educazione come conformazione, quel video e la mia esperienza di studentessa mi suggeriscono che le parole di Foucault sono attuali. Gli strumenti di disciplinamento sono sempre più raffinati, si nascondono dietro il benessere e le libere scelte, ma, proprio per questo, sono ancora più incisivi. Quei post non virtuali dei ragazzi lasciati sui fogli, sulle sedie e sul muro ricordano che vi può essere un'alternativa, una formazione del sé auto-diretta proveniente dal linguaggio delle cose e dei coetanei, per dirla con Pasolini. Il web 2.0 diviene la possibilità altra, la riscoperta della condivisione, la rivoluzione culturale lenta, sonnacchiosa, comoda, tuttavia molto efficace. Al di là del timore che si tratti dell'ennesimo dispositivo di inquadramento ancora più pericolosamente oscuro, vorrei che la salvezza non venisse solo dal virtuale, ma avesse in sé un briciolo di reale materialità; la boa galleggiante a cui sfiniti aggrapparsi dovrebbe essere sì il web 2.0, ma in sinergia con una una percepibile scuola-comunità dentro la società, un sistema d'istruzione autenticamente formativo e democratico, strumento per tutti, al di là della famiglia di provenienza, di realizzazione personale, senza riprodurre le ormai consolidate ed a molti tristemente note differenze sociali. Certo è necessario, come sottolinea l'antropologo, cercare di far convergere ciò che accade dentro i tristi muri della scuola con il variegato mondo al di fuori sfruttando proprio le nuove tecnologie, ma il vero obiettivo della scuola deve rimanere la formazione di coscienze critiche , autonome, capaci di interpretare e creare nuova comunicazione, quindi nuovi progetti. La scuola deve potenziare; deve premiare il merito, non la furbizia, "la scuola deve" significa la società di cui quell'istituzione è il più alto emblema. La sfida per un sistema d'istruzione è l'essere educativo e formativo, ripudiando il modello della macchinetta automatica dispensatrice di nozioni. Questa rimane l'utopia, il telos a cui tendere, anche in questo funesto momento, per l'Italia, di tagli all'istruzione pubblica.Il potere disciplinare è un potere che in luogo di sottrarre e prevalere ha come funzione principale quella di addestrare o, piuttosto, di addestrare per meglio prevale e sottrarre di più. [...] Invece di piegare uniformemente e in massa tutto ciò che gli è sottomesso, separa, analizza, differenzia, spinge i processi di scomposizione fino alle singolarità necessarie e sufficienti. Esso addestra le moltitudini mobili, confuse, inutili di corpi e forze in una molteplicità di elementi individuali [...] la disciplina fabbrica individui [...] Il successo del potere disciplinare deriva senza dubbio dall'uso di strumenti semplici: il controllo gerarchico, la sanzione normalizzatrice e la loro combinazione in una procedura che gli è specifica: l'esame.
Primo giorno di campagna elettorale:costruire una comunità...
giovedì 7 maggio 2009
donne e reti, un commento.
mercoledì 6 maggio 2009
veline da regime
Le donne, da sempre in minoranza nella gestione della res publica, dovrebbero riavvicinarsi alla politica, aspirare ad entrare nelle liste, ma in che modo? Escludendo a priori lo strumento del corpo avvenente, non è , però, da difendere il cursus honorum imposto dal Pd, un percorso fatto di diritto di nascita e inquadramento in correnti dietro l'ala misteriosa e per definizione rassicurante dell'astuto misero capo-corrente; può esistere una piccola strada altenativa, magari un sentiero impervio difficile, tuttavia giusto e trasparente?