martedì 23 giugno 2009

http://tinyurl.com/nlmznf

Riporto con piacere il link segnalatomi da Iamarf, firmiamo l'appello di Amnesty International!!!

Dove lo sguardo di tutti non può arrivare

Sta girando su facebook un video amatoriale iraniano, un immagine traballante filma il momento più tragico ed intimo: la morte. Una giovane ragazza, colpita dalla polizia, tra le urla strazianti di amici, abbandona la vita, gli occhi si girano e il dramma si consuma. Ho deciso di pubblicare quel contributo prima di vederlo per intero. Ho agito spontaneamente mossa dai miei pre-giudizi: la necessità di dare spazio sempre e comunque all'informazione al di fuori dei canali consueti e gerarchizzati, l'importanza di restituire voce a coloro che per ragioni politiche internazionali ed economiche non hanno il diritto di descrivere gli avvenimenti secondo una personale e inedita ottica. Osservati quei cinquanta secondi lunghi un'eternità col cuore in gola e gli occhi socchiusi, quasi per proteggermi, una strana sensazione mi pervade e l'idea di informazione libera che renda giustizia a chi combatte per grandi cause politiche non ha più spazio tra i miei pensieri. Nella testa rimbomba assordante esclusivamente'immagine di quegli occhi, del tremendo indescrivibile ultimo respiro su un asfalto insanguinato. La vita ha un valore troppo alto per divenire un'immagine, l'ennesima bandiera da consumare e gettare. Dove finisce il politico e inizia l'intimità? Nello sguardo dell'altro l'uomo vede il proprio, gli occhi sono gli elementi centrali della rete globale, della comunicazione, della condivisione di intimità e partecipazione, ma forse esistono sguardi non catturabili, non riproducibili per la massa.
Rifletto, ma intanto tolgo quel video dal mio profilo.

domenica 21 giugno 2009

Petition

Per difendere la libertà della rete contro il disegno di legge sulle intercettazioni firma
http://www.firmiamo.it/norettifica

mercoledì 17 giugno 2009

Cos'è la comunicazione senza ascolto?

L'ascolto non esiste più, in questi giorni ho sperimentato su me stessa questa paradossale deformazione del mondo connesso. Il mondo dell'intelligenza connettiva e collettiva sembra sempre più pervaso da false reti, da relazioni unidirezionali, egoiste arroganti e totaslmente aride. Un mondo di connessi, non per comunicare, condividere e trasformarsi insieme, ma per compiere splendidi monologhi, senza minimamente interessarsi all'altro, acolui che dovrebbe essere causa e scopo del proprio agire comunicativo.
Ieri ho sostenuto un esame, il professore, dopo essersi presentato con un'ora di ritardo, ha iniziato a sostenere esami allucinanti, non trovo vocabolo migliore per descriverli. Seduta davanti a lui in una stanza dall'aria soffocante vedevo quel canuto personaggio sfogliare i libri nel programma d'esame, leggere il titolo dei paragrafi per chiederne il contenuto, mi sembrava, appunto, di essere la sfortunata vittima di una tremenda allucinazione. Come si può all'università, laurea magistrale, impostare una conversazione in tal modo? In realtà non era neanche un dialogo, posta la questione, infatti, il docente allegramente non ascoltava, ma iniziava una lettura disperata di quei libri voluminosi per cercare la domanda successiva. Il mio esame è stato un monologo ridicolo e triste. Il voto è stato standard, 29 quasi per tutti, del resto in che modo avrebbe potuto espletare quella parte burocratica senza minimamente essersi proteso verso l'anima al suo cospetto.
Tornata a casa mi sono precipitata all'ennesimo incontro per la formazione della giunta. Cinque persone intorno ad un tavolo, ciascuno esprimeva le proprie idee senza curarsi minimamente delle esposizioni altrui; intorno alla stesso nucleo:la situazione comune, ruotavano quegli individui come elettroni su orbite differenti destinati a non incontrasi mai , neppure per un tremendo sbaglio, nessun salto di orbita, nessun ripensamento nato dalla riflessione sulle parole dell'altro. Improvvisamente il segretario dichiara concluso l'incontro, tutti improvvisamente sono d'accordo su tutti i punti dell'ordine del giorno, pur avendo affermato fino a quel momento opinioni diverse secondo prospettive differenti , mi sono persa qualche passaggio?

lunedì 15 giugno 2009

Disordine

Fra poche ore prenderà avvio ufficialmente la danza degli incarichi, la segreteria di stasera sotto l'aulico ordine del giorno "analisi del voto" sarà l'apoteosi dello scontro velato, della falsità sorridente, dell'incertezza e della paura. Dovrei preoccuparmi: mi sono impegnata, ho ottenuto ottimi risultati ed ora dovrei lottare per conquistarmi lo spazio, la legittimazione. Non duello, però, ho riposto la spada, o forse non l'ho mai sfoderata. Certo più volte sono stata invasa dall'amarezza, in continua difensiva ho urlato le mie ragioni, ma adesso non voglio sgomitare per un riconoscimento che per essere tale dovrebbe avere la naturalezza di un dono autentico.
In questi giorni mi sento divisa tra un'infinità di mondi, per affrontare questo Giugno infuocato dovrei essere un'automa efficiente, una donna cyborg in grado di assumere tante identità al momento giusto, invece trascorro le giornate fuori-luogo. L'entropia dentro di me sta aumentando a ritmo vertiginoso, di ora in ora il disordine mi assale lasciandomi completamente disorientata: in facoltà medito sui fatti politici del mio paesello, alle riunioni locali mi distraggo assumendo l'ottica distante di chi ha letto notizie ben peggiori sui giornali, infine a lavoro mi preoccupo per gli esami. Sono costantemente de-localizzata, i miei pensieri non sono in grado di sincronizzarsi col mondo fisico, con le situazioni che vivo. Questo post nella sua confusione, del resto, è il massimo emblema di tutto ciò.

mercoledì 10 giugno 2009

Nel segreto della cabina...

Riporto il post di commento all'interessante post di Iamarf "Al margine di alcune vicende elettorali"

“…senza che mai nessuno sia riuscito a progettarle a tavolino.” Questa frase è illuminante, l’incertezza e l’imprevidibilità sono le componenti centrali della vita del singolo e dell’intera comunità.Ritornando ai fatti elettorali, da cui la mia mente ancora non riesce a staccarsi, i risultati nel mio paese hanno dimostrato che l’urna si fa sempre più segreta e imprevedibile: gli iscritti non seguono più le direttive del partito, danno le loro preferenze secondo la propria coscienza, secondo un evolversi di rapporti e dialoghi che finiscono per costituire una rete sommersa non visibile ai più, ma realmente autentica e partecipata. Molti ormai rifiutano le tradizionali fonti d’informazione ortodosse e cercano, così, vie alternative: labirinti faticosi e difficili da percorrere. La rete emerge dall’abisso della vita sociale intrappolando positivamente tutti e spiazzando i vecchi topoi fisici e mentali. Se la rete è vera, non può essere né progettata né manipolata perché dentro sé possiede le potenzialità per respingere qualsiasi si tentativo di dominio. Il vero problema sono allora i fasulli reticoli ricchi di nodi e connessioni che come i vecchi ipertesti sono in realtà legami aridi, falsi, imposti, quindi pre-stabiliti.Come è possibile riconoscere la rete universale sempre in fieri da quella ingannevole?

martedì 9 giugno 2009

The day after

Sono Consigliera: ho avuto sorprendentemente una marea di voti.
Ieri sera la piazza principale in poco tempo si è gremita di persone in attesa che i risultati fossero resi pubblici, la voglia di discutere e gioire insieme predominava in tutti gli animi. Dopo qualche ora di fibrillante attesa nella sala del Consiglio è stato proclamato anche il Sindaco e il Consiglio, gli sguardi stanchi hanno assunto un'insolita solennità, rotta,talvolta, da qualche lacrima. La serata piacevolmente fresca si è conclusa in pizzeria tra ricordi lontani e recenti scene di ordinaria follia da campagna elettorale. Tra le numerose battute, sorrisi ed abbracci si insinuava in me sempre più forte una strana angoscia, tremenda annunciatrice di ciò che oggi è accaduto.
Nonostante i due signori che presentandosi mi hanno confessato di avermi votato poiché profondamente impressionati dal mio discorso sulla nuova partecipazione, benché molti avessero deciso di sostenermi per affinità di idee o semplice amicizia, ero convinta di essere in difficoltà, di non riuscire ad avere i voti sufficienti, a causa di un sistema viziato di gestione delle preferenze. Queste mie lamentele avrebbero indotto molti ad aiutarmi.
Il merito del mio risultato, quindi, non mi appartiene; questo, oggi, all'indomani dei risultati affermano i componenti del partito; forse sarà così, resta comunque imperscrutabile la volontà degli elettori.
Il girotondo delle preferenze continua, non immaginavo che queste fossero così decisive per la formazione della Giunta e di altri incarichi. Incredula assisto a discussioni sterili, mentre anche nel mio paesello chi ha seminato razzismo coglie gustosi frutti e la vittoria della mia parte non è più così scontata.

lunedì 8 giugno 2009

In difesa...

Sotto il cielo senza stelle, ma illuminato da un'immensa luna si è consumata la prima grande sconfitta del Pd e di tutti i partiti di Sinistra anche nella rossa Dicomano. La notte delle europee è stata lunga e litigiosa, mentre il Pd resiste con gran fatica e gli altri partiti di Sinistra scompaiono, Pdl, Lega , IDV e UDC avanzano inesorabilmente...
Dove abbiamo sbagliato? Spero nelle amministrative, mentre il cuore sommerso anche dalla stanchezza piange...

sabato 6 giugno 2009

Poche ore all'apertura dei seggi...

Ci siamo, sono pronta per andare al seggio... La tensione dei giorni passati si è trasformata in strana calma, ho sempre avuto paura del giudizio degli altri: amici, parenti e professori; ora sono veramente in gioco, il voto sarà inesorabile e definitivo. Il telefono continua a squillare, dall'altra parte vi sono solo voci risucchiate dal vortice delle preferenze e delle misere strategie, io sono qui ferma, impassibile: essendo stata messa al muro sono diventata forte e sicura. Se non dovessi passare, ho già vinto la mia battaglie, sono animata da alcune chiare idee e le perseguo. Oggi ho scoperto di essere coraggiosa, questo mi basta.

lunedì 1 giugno 2009

Pronta per l'Auser!

In un mondo dove la vecchiaia femminile deve essere nascosta attentamente, la ruga sul volto di una donna sembra essere la più nefasta disgrazia, sinonimo della bellezza in rovina e, dall'altra, l'esperienza maschile una sorta di oggetto magico fiabesco dai mille poteri che permette a chi lo possiede di regnare incontrastato, mi preparo, contenta, ad incontrare le signore dell'Auser. L'associazione è nel mio paesello costituita quasi totalmente da energiche vecchiette che non nascondono la loro veneranda età, anzi, la rendono motivo di vanto. Avendo organizzato attività per la biblioteca comunale e per l'Arci, le ho già incontrate e conosciute. Sono attive, pronte ad utilizzare il pc, a navigare su internet, a cantare, a fare sport ed a partecipare alle varie presentazioni di libri. Nella terza età riscattano con coraggio una vita di fatica, soddisfano la loro voglia di conoscenza, di dialogo e collaborazione. Impiegano il loro tempo in tutte quelle attività da cui in passato sono state tenute lontano a causa della loro condizione di donne. Ogni loro ruga, sguardo lucido e mano tremante esprime la bellezza del tempo che trascorre riservando costantemente sorprese, gioie e dolori. Stare con loro talvolta è faticoso, ma sempre piacevolmente confortante: hanno la capacità di ironizzare in modo dissacratorio su qualsiasi situazione e persona. Sono schiette, prive di malizia; la semplicità con cui ti chiedono con "chi fai l'amore" o commentano qualche pettegolezzo paesano è disarmante. La loro voglia di vivere è così esuberante, forte, inarrestabile che non è possibile non venirne travolti.
Oggi devo recarmi da loro, assieme agli altri candidati, per chiedere il voto. Alcuni ragazzi in lista con me, che forse non le conoscono troppo, hanno la convinzione di trovare un gruppo compatto di anziane un po' rimbambite: non hanno idea di ciò che li aspetta. Durante il progetto dei "Quaderni della Memoria", ho avuto l'occasione di intervistarle sulla seconda guerra mondiale: se i ricordi passati erano spesso mitizzati, epopee eroiche infarcite di antiche parole dantesche, il loro costante riferirsi alla politica presente si caratterizzava per pragmatismo, sintesi e piena coscienza dei propri bisogni. Non basterà, quindi, distribuire qualche volantino e fornire indicazione di voto, il confronto con loro sarà il più duro della campagna elettorale, ma senza dubbio anche il più divertente.

domenica 31 maggio 2009

sul blog

Correggendo i vari refusi (di cui mi scuso) dei post scritti fino ad oggi, mi sono resa conto che questo blog anziché essere un diario collettivo, com'era nei miei intenti, è divenuto un monologo quasi giornaliero di questi strani giorni. Nato come una sorta di compito si è trasformato lentamente in uno spazio, benché on-line e condiviso teoricamente col resto del mondo, completamente mio, un appuntamento con me stessa in relazione all'esperienza insolita e coinvolgente della campagna elettorale. Questa paginetta virtuale si è rivelata migliore di qualsiasi camomilla: mi aiuta a chiarire le idee, a dare ordine alle sensazioni ed a trasformare le paure in semplici emozioni da descrivere. In questi ultimi giorni mi sembra anche di aver ritrovato un certo amore per la scrittura, quella spontanea, non meditata, ma catartica in quanto legata al fluire dei pensieri. Sono ritornata a giocare con la scrittura, divertimento che la costante scolarizzazione aveva lentamente consumato fino a farlo scomparire, perché ridicolo e infantile.
Il blog, prima di tale esperienza, appariva ai miei occhi come il peggior prodotto dell'egocentrismo, la trasformazione malata della narrazione privata in racconto pubblico, l'ennesima confusione tra mondo-linguaggio intimo e sfera pubblica. Quanto ho scritto in questi giorni circa il rapporto formativo tra l'io e l'altro, tra l'io che si oggettivizza nel sé, è la palese rivalutazione del ruolo del blog tematico, di denuncia, o strettamente personale. Esso è proprio l'espressione dell'io che ricerca l'altro; un alter esterno lontano, mai conosciuto oppure un estraneo interiore, il sé che si scopre rileggendo i propri post; in ogni caso l'incontro è sempre eccezionale, ricchissimo e indimenticabile perché lascia un solco indelebile nella propria identità.

sabato 30 maggio 2009

Il sole splende...

Questa mattina ho seguito, come una piccola pecorella il pastore, tutti gli spostamenti al mercato dicomanese di Barducci, candidato alla Provincia. Nelle sue frasi banali c'era tanta verità, in primis la convinzione che la vita pubblica è per definizione dialogo con i cittadini, probabilmente questo confronto dovrebbe essere meno propagandistico e più autentico, ma, talvolta, lo spirito polemico deve lasciare spazio alla speranza. Oggi Il sole splende anche sulla campagna elettorale... L'opinione pubblica è onesta, schietta e soprattutto informata, almeno per quanto riguarda il livello comunale. Contenta ascolto e provo un grande amore per la mia comunità. Da sempre ho avuto interesse per la vita pubblica, mai, tuttavia, mi ero soffermata a riflettere su quanto sia legata visceralmente al mio piccolo paese, malgrado mi abbia troppo frequentemente deluso, abbia rappresentato un luogo incapace di accogliermi, totalmente assente nella mia identità, solo casuale spazio fisico affidatomi dal destino.
Dicomano non mi ha dato amore, ma io sono pronta a donarmi a lui, a mettermi in gioco per lui, a curarlo, a crescerlo, perché ciò mi riempie di vita. Paradossalmente questa consapevolezza ha trasformato in poche ore il mio vago e ardente sogno di fuga in progetto concreto di vivere altre comunità lontane, ma la sua realizzazione oggi può attendere... Non è rassegnazione, né accetazione della via più semplice -non tentare scelte volte a cambiare connessioni-, piuttosto costruzione della premessa: prima di affrontare qualsiasi altra esperienza, devo aver provato, anche nel micro paese del Mugello, a provare passione. Il mio impegno politico di questi anni è stato il tentativo più riuscito di sentirmi viva, attiva e non solo preda di paure ed arida razionalità; è la mia vera via di fuga verso l'amore per la vita, per le soddisfazioni, le delusioni, le vittorie e le sconfitte.

Oggi il sole risplende, l'aria è piacevolmente fresca, le sporadiche nuvole, ricordo della burrasca notturna, aumentano la sensazione di vivere in una dimensione parallela, nuova: la piazza del mercato, i miei compagni candidati sono uguali, ma diversi, i miei occhi hanno appena cambiato prospettiva; niente appare più bello o gioioso di prima, ma ho finalmente preso possesso, per un istante, del mio io in un mondo traballante di immense incertezze.



Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
[Montale, Ossi di Seppia]

venerdì 29 maggio 2009

Un mondo femminile...

Perché se indosso un vestito ho l'obiettivo di cercare voti? La cultura della donna-oggetto è imperante anche a sinistra. Da ogni parte le attenzioni sono sempre rivolte al corpo femminile. Sembra che la donna debba essere giudicata solo per quello. Un discorso del genere può apparire obsoleto, ma non è così: in questi giorni lo sto sperimentando sulla mia pelle. Nella profondità delle coscienze ancora è presente la convinzione "maschio-centrista" per cui l'uomo si trova nella posizione di dominio, all'apice di una gerarchia e la donna può aspirare ad emergere solo conquistando col proprio corpo l'attenzione maschile.
Quanta attenzione viene riversata alle curve femminili?
Donna col velo o donna in minigonna il problema è sempre il suo corpo, che ancora nel 2009 non è strettamente suo, ma è lì per gli altri; infatti per molti appare inconcepibile che il velo o una gonna corta possano essere indossati solo per star bene con se stesse. Il corpo della donna è per eccellenza dispositivo di potere: controllo della società maschilista sull'anima femminile. Non è importante come un io femminile percepisce il proprio sé compresa la sua parte estesa, ma come appare agli occhi degli altri, che per altro giudicano in base a ridicoli canoni imposti come trascendentali. La stessa bellezza femminile diventa da questione estetica, legata alla percezione di tutti i sensi, motivo puramente quantitativo, viene misurata con precisione scientifica in altezza, chili, taglie, età. Niente di più assurdo e paradossalmente niente di più rassicurante: le incertezze del vivere dovrebbero sparire con misure perfette. La mercificazione della corporeità femminile col tempo è rimasta costante, assumendo declinazioni diverse, anzi è divenuta sempre più pervasiva entrando in territori fino ad oggi per essa vergini, come la politica. In questa campagna elettorale, analogamente a quella dell'anno passato, il solito dibattito elettorale ha ceduto il posto ad allucinanti discussioni sulla bellezza ed eleganza delle deputate o delle ministre. Non desidero certo una donna-uomo, ma una donna che esprima a pieno le sue peculiarità e in virtù di quelle possa emergere. Ogni persona ha caratteristiche proprie costantemente in fieri in grado di determinarla come io all'interno della società. La mia esperienza, tuttavia, mi suggerisce che la sfera femminile è spesso più propensa al dialogo, al confronto con l'altro, all'empatia; è attenta ai particolari e allo svilupparsi delle relazioni; non ha ansia di potere e denaro. Le sue energie spesso sono spese nel volontariato e nell'associazionismo perché è animata da una mente in cui il logos si sposa col pathos. Nella vita pubblica queste sono doti eccezionali, implicano maggiore sensibilità per la comunità e, soprattutto, per la tutela dei diritti dei più deboli; non possono, quindi, essere ignorate.
L' altro mondo possibile tanto cercato, probabilmente non è altro che un mondo più femminile.

giovedì 28 maggio 2009

La serietà non è più una virtù

Ieri sera nell'ennesimo incontro di presentazione del programma, durante il mio intervento, ho dimenticato gli appunti che avevo tra le mani e mi sono lanciata in una lunga parentesi sulla necessità di recuperare la dimensione della serietà.
La cultura imperante dei soldi e del successo a tutti i costi ci suggerisce continuamnete "take it easy", non pensare, carpe diem senza scrupoli. Facile, così diventa accusare l'altro che viene da lontano, leggera è una vita fatta di sorrisi falsi, di ridicole battute e di bellezza omologata, semplice è un mondo diviso tra bianco e nero: senza sfumature né rapporti autentici,agevole è l'essere furbi. L'easy ha conquistato tutti, destra e sinistra, religiosi e atei; è divenuto valore dominante guida di ogni comportamento. Nessuno osa metterlo in discussione.
La complessità è ripudiata perché associata alla serietà, quest'ultima significa noiosa onestà, riflessione, messa in discussione del proprio io, impegno, continuità, essere al servizio degli altri.
La serietà non è più una virtù e la nostra società sembra incosapevolmente galleggiare felice su un fluido magma di tragedie interiori... Siamo sicuri che il take it easy sia la strada giusta?

martedì 26 maggio 2009

segui il flusso: l' open source tra rischi e virtù

Il termine open source allude alla fruizione di un prodotto comunicativo, quindi sociale, culturale, informatico frutto di un lavoro collettivo o di un singolo all'interno di una serie di relazioni. Per la sua stessa natura il post-moderno si lega strettamente a tale concetto di fair use: accessibilità gratuita, democratica. L'epoca del Post-Moderno porta con sé frammentazione, complessità, fine delle grandi ordinate narrazioni ideologiche-religiose del passato, è l'epoca in cui si prende coscienza dell'essere altro rispetto al moderno, in cui si porta l'attenzione sulla differenza, sull'ombra; in virtù di ciò tutte le forme espressive attuano una sorta di decostruzionismo: si ispirano ai testi esistenti dando a questi una nuova lettura, un nuova forma, generando così il nuovo. In tal senso l'accesso libero ai prodotti culturali del passato è, non solo una scelta politica atta a garantire a tutti, al di là delle possibilità economiche, la conoscenza di opere letterarie, musicali, cinematografiche fotografiche e figurative delle varie tradizioni culturali mondiali, ma anche un processo fisiologico della società cultura post-moderna in cui viviamo e di cui ci nutriamo . L'open source sembra essere il miglior emblema del concetto di rete. L'organizzazione gerarchica cede il passo alla rete, non più, quindi, ricerca di verità assolute, di categorie trascendentali, di uniche radici di strutture arboree ben ordinate secondo priorità, di una Ur-struttura; in ogni disciplina scientifica, nell'arte, nella produzione industriale e nei rapporti sociali sembra prevalere la rete, la collaborazione fra nodi secondo un' organizzazione non più gerarchica ma dettata dalla condivisione e dalle sinergie, in base quindi ad un'organizzazione altra rispetto a quella tradizionale.

Con i new media le strutture neuronali sembrano essere state trasportate all'esterno del cervello e divenute modello per l'organizzazione di un'intelligenza totale che non è semplice somma delle parti, ma è qualcosa di più, un sapere che raccoglie lo scibile frutto della libera circolazione di idee, di connessioni tra narrazioni personali e di gruppi. Non hanno più spazio le epistemologie fondate sul soggetto trascendentale, o sull'empirismo dei fenomeni naturali. Chi cerca di arrestare tale flusso è destinato a fallire, le leggi tradizionali sulla proprietà intellettuale possono arginare, stringere i lacci delle infinite possibilità dell'open source, ma il risultato ottenuto è molto diverso dagli intenti;la loro esistenza, infatti, permette paradossalmente di realizzare reti sempre più forti la cui identità coincide con la volontà di trasgredire le norme tradizionali e i loro confini nazionali .

L'introduzione della proprietà intellettuale, da cui segue il diritto d'autore, è stata una grande rivoluzione che ha permesso alla fine epoca Moderna agli scrittori, compositori, giornalisti di salvaguardare la propria creatività e di poter vivere in modo dignitoso del proprio lavoro. Sul piano editoriale ha comportato lo sviluppo di un maggiore spirito imprenditoriale e ricerca di novità, inediti. Presto, tuttavia, la proprietà culturale si è trasformata in proprietà industriale, il confine tra profitto e salvaguardia si è col tempo sempre più assottigliato sino a sparire. Il diritto d'autore ha perso il suo significato, anzi rappresenta la condanna a morte degli editori e soprattutto limita la creatività del Post-Moderno, un'espressività comunicativa fondata sulla decostruzione e rimediazione. Il diritto d'autore, infatti, permette lo sviluppo di tale comunicazione solo a chi ha disponibilità economica per pagare il copy right, come narra il fumetto "Bound by law?"; una giovane regista di documentari difficilmente potrà produrre in modo indipendente la sua opera. L'open source, però, in tutte le sue declinazioni rischia di essere un' illusoria utopia dorata il cui luccichio nasconde numerose ambiguità legislative, economiche e teoriche.

Sembra che la legge non riesca a comunicare con la società; ancorata al passato, cieca, non osserva il futuro, lo rifiuta, perdendo così d'autorità. Sarebbe necessario un sistema legislativo capace di auto-rigenerarsi, di trovare l'equo equilibrio tra totale anarchia e completo controllo.


Le grandi industrie hanno, invece, velocemente compreso le potenzialità dell'open source: la sua sintonia con gli umori del mondo contemporaneo. Stanno, così, cercando di penetrarlo e piegarlo ai propri interessi. Multinazionali che elaborano software investono in programmi open source, l'industria culturale cerca di entrare in dialogo con questo, ad esempio gruppi musicali come i Radiohead mettono a disposizione alcune loro canzoni gratuitamente sul web. Il mondo cinematografico sfrutta il web 2.o per rendere alcuni film e serie televisive fenomeni di massa, spandendo, grazie a blog non ufficiali, siti amatoriali e gruppi su facebook, quell'alone mitologico. Talvolta prodotti amatoriali sviluppati nell'ambito dell'open source sono da stimolo per la pubblicità che gira sui mass media tradizionali; le agenzie pubblicitarie si ispirano ai video di you tube, alla loro estetica, ai contenuti prevalenti, per elaborare spot in sintonia con l'utenza. Software a pagamento si modellano sui programmi nati dalla collaborazione dal basso, quindi maggiormente rispondenti ai bisogni degli utenti, poiché sistemi in grado di evolversi velocemente. In generale lo stesso sistema di produzione industriale si modella sul paradigma della rete, dell'open source, essendo sempre più delocalizzato in tutto il mondo, diviso in micro-distretti che collaborano per la produzione di un medesimo oggetto.

Sull'open source entrano quindi con forza interessi economici , questo insinua il sospetto che l'apertura e l'accessibilità democratica siano solo apparenti. La comunicazione open source rischia di essere eterodiretta dall'economia ed anche l'espressività profonda autentica si perde nell'oceano delle immagini dell'apparire, delle aride icone dell'omologazione , dell'overload di informazioni generiche , la cui gerarchia- si pensi a wiki, a rss -solo apparentemente è frutto di una scelta collettiva, di condivisione e confronto. L'introduzione dello spirito critico, quindi di una formazione della persona autentica potrebbe evitare il rischio di essere abbagliati dalla complessità, finendo in un labirinto senza senso.

lunedì 25 maggio 2009

preferenze, che orrore!

Abbondante e tranquilla cena dei candidati del Pd, tutti appaiono allegri, la vittoria è quasi scontata. Si respira un clima di simpatia, qualche rimprovero del candidato Sindaco per il nostro eccessivo entusiasmo, ma tutto sembra filare liscio, come una grande famiglia che dopo qualche piccolo scontro si riunisce sinceramente poiché sa di essere accomunata da un medesimo destino.
La speranza che le tensioni dei giorni passati fossero, appunto, un lontano ricordo si rompe improvvisamente appena entrati nella piccola e sporca stanzetta delle riunioni: la sede del circolo Enrico Berlinguer. Il segretario prende il suo posto di comando dietro il tavolone antico, dopo un breve memorandum dei prossimi appuntamenti elettorali la discussione cade nuovamente sulle preferenze, il clima gioioso scompare, prendono il sopravvento negli sguardi di tutti i candidati astio e paura; la politica è questo, bellezza. A destra veline soldi e razzismo, a sinistra gerarchia di incarichi e scontri interni, gli ideali sono vecchie narrazioni che non trovano posto neanche dalla mia parte; sono vetusti scheletri che fieramente vanno definitivamente sepolti.
Cosa resta?
La politica è solo uomini pronti a tutto per un pugno di voti?

domenica 24 maggio 2009

Il naufragio del Pd; volpi, leoncini e speranzosi agnelli.

Ho compilato la lista, scritto i possibili elettori o gruppi dove potrei trovare i voti, ma su quali basi dovrò chiedere di scrivere sulla scheda il mio nome a queste persone?
Appurato, infatti, che la meritocrazia non premia, che la societa reale risucchiata dal qualunquismo si rifiuta a priori di leggere un programma o partecipare ad un incontro pubblico mi chiedo in quale modo si forma oggi l'opinione pubblica politica, per definizione, sin dalla polis ateniese, pilastro di ogni democrazia.

Dal piccolo al grande il gioco si focalizza sull'individuo, quindi la faccia del candidato; ciò, rimandando all'idea di chiarezza e responsabilità, apparentemente potrebbe sembrare corretto, ma il nocciolo della questione è capire quali aspetti del candidato devono essere oggetto di valutazione.
Mancano due settimane alle elezioni ed ho capito che l'importante è essere amici di tutti, stringere le mani, non risparmiare mai battute e, al massimo, dispensare qualche breve spot elettorale calibrato sulla persona da convincere. Nel mio piccolo mondo di centro-sinistra ho trovato, così, la chiara dimostrazione dell'efficacia del paradigma berlusconiano.
Il Pd, partito che, tuttavia, ancora vedo come unica possibilità a disposizione dell'Italia per salvarsi dal baratro del razzismo, della povertà, dell'ignoranza e della disuguaglianza sociale, non ha più una direzione stabilita da una meta u-topica all'orizzonte; sta ruotando su facce prive di spessore, segni paradossalmente senza significato, dotati solo di uno squallido omologato significante-il volto sorridente e sicuro di sé-. Molti per descrivere la situazione attuale del più grande gruppo di opposizione utilizzano la metafora della barca che naviga a vista nella nebbia. Tale immagine non è molto appropriata, sarebbe più opportuno paragonare il Partito Democratico ad un naufrago che tenta di rimanere a galla, aggrappato alla speranza. Nel primo caso lo smarrimento è momentaneo, occorre solo attendere che la nebbia sparisca affinché la rotta possa essere nuovamente ripresa. La seconda metafora, invece, descrive una situazione ben più grave, in cui non vi sono progetti, soluzioni solo speranza e l'abbandonarsi alla "corrente". Il Pd è chiaramente in quest'ultima situazione, poiché, anziché reagire ed elaborare alternative culturali e progettuali, continua d infliggersi del male, concentrandosi su vecchie e nuove strategie di potere frutto di scontri personali e niente più. Senza un quadro di riferimento stabile e duraturo assomiglia ad un contenitore stracolmo di girini che si muovono istericamente cercando di divenire ciascuno la prima rana per occupare più spazio. Nella mia breve esperienza ho incontrato troppi volponi nell'ombra pronti a cucinare agnellini e tanti piccoli leoncini molto intraprendenti e sfacciati che sotto la protezione degli anziani furbacchioni aspirano alla propria affermazione personale.
Appare chiaro che i problemi del partito democratico non sono di età o genere, ma frutto del persistere di vecchie idee e vetuste furbizie.
Giorno dopo giorno la mia propensione alla critica sta trasformandosi pericolosamente in patetico risentimento.Continuo, malgrado tutto, come il naufrago, a sperare: la lotta intestina tra i predatori li porterà ad autodistruggersi e gli agnelli, grazie ad un rinnovato elettorato partecipe ed ad una società civile più matura e critica, potranno, mantenendo il loro onesto candore, prendere in mano le sorti del Pd.

venerdì 22 maggio 2009

Campagna elettorale tra incubi notturni e disillusioni diurne.

La ricerca delle preferenze sta diventando insopportabile, secondo calcoli fatti da esperti strateghi mugellani per essere eletta in Consiglio Comunale necessito almeno di 50 preferenze. Ho pochi parenti e non troppi amici votanti a Dicomano, non ho vicini di casa - abito in una villetta singola-, non ho il macellaio di fiducia, né grande appoggio del partito perché il pd è easy, così fluido da perdersi dietro inutili giochini di potere. Come fare? Fino a qualche ora fa pensavo, da illusa sognante, che le preferenze siano essenziali, oltre la scelta del partito e della coalizione, è indispensabile poter votare la persona. Dotata di grande ottimismo, sono corsa alle varie iniziative, sono intervenuta: prendendo spunto dal programma della coalizione, ho spaziato tra vita quotidiana e attualità nazionale, regolarmente ogni intervento è stato piacevolmente accolto da applausi e complimenti. Per giorni e giorni sono stata stupidamente convinta che tutto procedesse per il meglio. Qualche ora fa alcuni strani discorsi e sospettosi atteggiamenti mi hanno aperto gli occhi; intimorita dalla sensazione di essere ingabbiata fra molteplici furbizie, sconfitto il mio orgoglio, ho chiesto consiglio. Ecco per salvarmi le mie prossime mosse: devo contare i voti sicuri, successivamente compilare la lista delle persone papabili a cui devo chiedere esplicitamente la preferenza... Cosa? Dovrei salutare tutti i conoscenti e dopo qualche frase di rito propormi candidamente come la consigliera ideale? Il mio sogno si rompe in mille pezzi, ritorno sullo sporco pianeta terra e tutto, malgrado le assolate giornate, diventa buio. Solo ora mi è cristallino che non ha, anche in campagna elettorale, alcuna importanza il merito e l'impegno; per ottenere voti è necessario conoscere e chiedere, innescando, così, il giusto passa parola. Sono disarmata, questa è la via non c'è alternativa , a pochi interessano le mie idee, il mio impegno, la mia persona, le mie competenze ed esperienze nell'associazionismo. Per il "mio" partito sono una pedina da manovrare, per i candidati degli altri partiti appartenenti alla "mia" coalizione una fastidiosa concorrente troppo esplicita, per i cittadini niente, al più una faccia o un nome. Mi chiedo se questa sia democrazia, se il voto sia realmente rappresentativo, se la politica nell'amministrazione di un comune abbia una funzione oltre alla sua autolegittimazione.
Stasera ho paura; temo di non essere tagliata per l'attività politica, di aver poco pragmatismo e senso della strategia, di non essere eletta, di essere troppo ingenua e, soprattutto, di addormentarmi.
Non voglio, infatti, come è accaduto nelle scorse notti, nuovamente sognare di essere inseguita da squadre compatte di giovani mascherati con svastiche sul petto ed armati con strani fucili che sparano lance. Mentre io indifesa corro e chiedo aiuto invano, gli uomini tutti neri procedono con disciplina militare, senza affaticarsi mi raggiungono, sono ormai nelle loro mani, ma questi mi ignorano, non mi toccano. Qualcuno, non so chi, mi avverte che è la loro tattica: mi uccideranno lentamente, senza che io comprenda cosa sta accadendo. L'ansia è totale, insopportabile, si impadronisce di ogni cellula del mio corpo, nell'incubo mi impongo di svegliarmi, apro gli occhi e scorgo sulla parete un enorme ragno nero, velocemente cerco di ucciderlo, ma avvicinandomi vedo che è più grande della mia mano, guardo più attentamente sulla parete ci sono centinaia di altri insetti neri giganti, la situazione è grottesca, l'ansia è sostituita dal panico. Mi sono catapultata da un incubo in un altro e non riesco a svegliarmi ...

giovedì 21 maggio 2009

Stare on line

Stare in un luogo significa prenderne parte, personalizzandolo. L'idea che siano necessarie delle regole per stare on line presuppone che si consideri il web non più come un labirinto di ipertesti costituito da infiniti e caotici rimandi, ma come uno spazio di infinito sapere che si delinea si struttura ad ogni consultazione, secondo la storia, l'esperienza la coscienza di colui che in un certo momento lo abita, immergendosi profondamente in esso.

Teorici del web come De Kerckhove sottolineano come nella rete la trasgressione delle regole diventi normalità, si creino micro-tribù accomunate proprio dal non rispettare le norme ufficiali . Il virtuale, più che un mondo senza regole, è un altro cosmo ed in quanto tale ha un ordine e semplicità generati da specifiche norme . Il testo di Downes ne è una sintesi; le sette regole dello stare on line potrebbero equivalere ai principi fondamentali del vivere il /nel web. Quando l' ambiente reale e la sfera del virtuale si compenetrano. si verifica, però, lo scontro tra due diverse concezioni della legalità; le regole del web, del resto, sembrano essere state elaborate spontaneamente dal basso come alternativa, quindi resistenza, a quelle della realtà tradizionale. Il problema è annoso dai diritti d'autore -mutatis mutandi- ai siti di apologia al nazismo o ai profili su fb dei boss mafiosi.

Per comprendere questo evolversi pericoloso dello scontro tra norme di ambienti diversi occorre ripartire dalle fondamenta dello stare on line.

Essere reattivi è la conditio sine qua non, ciò significa essere pronti all'ascolto, alla ricezione, il vivere un'esperienza testuale è il punto di partenza per la creazione di un nuovo testo, Derrida, descrivendo il metodo decostruzionista, sottolinea l'importanza del testo della tradizione, espressione della cultura filosofica metafisica occidentale, esso è il luogo, il contesto a partire dal quale è possibile creare sempre ulteriori testualità, occorre analizzare, cogliere le differenze, gli scarti, le zone d'ombre di ciò che è dato, in tal modo la novità, già in potenza nel vecchio, può prendere forma, ritornando alla luce.

L'utente del web 2.0, definito da De Kerckhove screttore: lettore e scrittore-editore, è sempre animato da un protendersi intenzionale all'ascolto e/o alla visione; dunque si può ben affermare che, accanto alla decostruzione, assume un ruolo principe l'ermeneutica che è essenzialmente la costruzione, tramite un virtuoso circolo ermeneutico, di un'interpretazione condivisa. Quest'ultimo termine porta l'attenzione su un altro principio, per Downes, dello stare on line: l'essere sempre connessi. Connessione non è solo un stato fisico, ma anche mentale, è l'essere col proprio io- costantemente in gioco, quindi presuppone attenzione e capacità critica di rielaborare quanto è stato percepito tramite processi botton-up. Queste sono le premesse per instaurare rapporti connettivi empatici con gli altri individui e micro-collettivi pensanti, ciascuno con il proprio peculiare mondo di conoscenza. Essere connessi è, dunque, molto faticoso, poiché il confronto, la ricerca di terreni comuni, quindi l'abbandono dei propri pregiudizi è impegnativo e non sempre dà i risultati previsti. Essere co-nessi significa istituire nessi tra concetti, testi, ma anche inserirsi col proprio io-soggetto, la propria storia all'interno di un vitale tessuto comunicativo. La rete non è però una enciclopedia complessa e frammentaria, bensì all'interno di uno spazio di sapere- per dirlo con Levy- è una costruzione sempre in fieri tra gli gruppi pensanti caratterizzati da propri mondi di riferimento. all'interno della tribù il cogitare è aperto, in virtù dei rapporti che nascono tra i collettivi, lo spazio del saper assume varie curvature e le identità mutano.

Stabilire un autentico rapporto significa essere attori di una comunicazione formativa del attraverso il confronto con l'altro, la comunicazione non è solo trasmissione di informazioni, ma riguarda ciò che si è. Secondo tutta la filosofia analitica inglese, la comunicazione è un atto ben preciso e Grice stabilisce il principio di cooperazione come base affinchè un discorso sia accessibile a tutti gli interlocutori, quindi atto efficace. Tale principio è delineato attraverso quattro massime, tra queste vi è quella della qualità. Essa prevede che il contenuto sia vero e quindi gli interlocutori siano animati da buona fede. "Il sii te stesso" di Brownes, che richiama il conosci te stesso socratico, può essere considerato come un caso, per altro il più importante, di tale massima. Colui che produce una bugia, infatti, oltre a non essere più se stesso per l'altro, delinea un sé che non è ri-conosciuto dall'io. Si perde così la comunicazione come formazione dell'io che si fa sé attraverso l'altro, il mentire all'interlocutore è un mentire a se stesso, condividere con l'interlocutore solo una parte della storia personale è un formarsi parzialmente e continuare a nascondersi;


[L’unico modo per permettere alle persone di capirti è quello di consentire loro
di simpatizzare con te, arrivare a conoscerti a sentire empatia nei tuoi
confronti . La comprensione ha a che fare tanto con le emozioni quanto con la
conoscenza. ](Downes).

Avere come obiettivo una comunicazione formativa significa anche concepirla come dono, flusso potenzialmente infinito, senza argini, né direzioni, espressione della natura sociale dell'uomo, senza alcun interesse celato, senza voler condurre l'interlocutore su una certa idea. In caso contrari0 l'atto comunicativo non è più condivisione volta al rinnovamento delle interpretazioni, ma è retorica persuasiva, ben lungi dalla comunicazione come condivisione volta al rinnovamento. La comunicazione autentica prevede un confronto di idee, di semiosfere, di narrazioni autobiografiche avvalendosi dell'argomentazione logica e delle emozioni, ma sempre senza secondi fini, eccetto quello palese della propria crescita interiore. La formazione entra prepotentemente nell'ambito della comunicazione on-line; il web 2.o è strumento, come il corso stesso di tecnologia della comunicazione on line dimostra, fondamentale. La sua portata rivoluzionaria è frutto non tanto della possibilità di tradurre le antiche lezioni frontali su nuovi supporti, ma piuttosto, di cambiare profondamente l'insegnamento e l'apprendimento, espandendoli durante l'intero arco della giornata, coinvolgendo tutta la persona, aumentando le capacità critiche del maestro e dell'allievo. La peculiarità di questa u-topia comunicativa/formativa si annida proprio nel recuperare quel confronto dialogico socratico tra allievo e maestro oltre che tra gli stessi allievi, nel creare una micro-comunità aperta dove nessuna confusione di ruoli si verifichi. Il web 2.o, essendo intuitivo, è facilmente utilizzabile per obiettivi di formazione personale e professionale. Il mondo dei social-networkig, di Second Life , di Wiki non necessita, infatti, di libretti d'istruzione, costituiti da ordini dogmatici informatici, è, al contrario, immediatamente a disposizione di chiunque abbia un minimo di alfabetizzazione informatica. La prossimità del mezzo alla mente umana narrativa e sociale è proprio la conseguenza di una analogia di funzionamento e di un reciproco condizionamento etico ed estetico.







mercoledì 20 maggio 2009

Ancora campagna elettorale: l'odio,la periferia e le donne...

La campagna elettorale continua e il nazionale detta l'agenda anche del locale; ieri sera, così, nell'ennesimo incontro con i cittadini, dalla riqualificazione urbanistica la discussione è volata sull'immigrazione, in realtà un fil rouge fra questi due argomenti apparentemente così lontani vi è e proprio in questo esile legame potrebbe risiedere la corretta risposta a chi, vittima della campagna razzista del governo, si sente insicuro e assediato dallo straniero.
C'è chi per un pugno di voti non ha problemi a incendiare gli animi con l'odio contro l'altro,cercando così di sommergere nell'oblio gli animi, rendendoli dimentichi della funesta crisi economica. L'immigrato, soprattutto clandestino, è nell'opinione di molti italiani equivalente a delinquente, tale associazione, a sua volta, si fonda sulla relazione tra insicurezza e immigrazione, facilmente ottenibile diffondendo paura. Ogni amministrazione per evitare l'estendersi di tale melassa di odio rancore e incertezza dovrebbe non alimentare il timore con barriere, ma spingere per una società multi-etnica, quindi per la realizzazione di un altro mondo fra i tanti possibili, dove ogni gesto e comportamento assumano un significato diverso rispetto a quello che hanno in questa triste e squallida Italia; esemplificando al massimo, un mondo in cui un uomo che va a pregare non è terrorista solo perché il suo credo non è quello cristiano.
Il punto di partenza per tale sfida politico-amministrativa è la periferia, la frazione, quella zona lontana dal centro, dalla luce della ribalta, dal lusso e dalla ricchezza, il non luogo per eccellenza poichè senza identità, essendo un agglomerato informe e interscambiabile con tanti altri analoghi non luoghi, tristemente abbandonati alla abitudinarietà del lavoro, della palestra e del centro commerciale. L'u-topia è ricreare quei non-luoghi con progetti democratici condivisi dagli abitanti, qualsiasi sia la loro nazionalità, dello spazio-tempo periferici, condizione quanto materiale, tanto spirituale. L'obiettivo da perseguire è trasformare disumani casermoni, inquietanti parcheggi e solitari spazi vuoti in tanti micro-centri disseminati, occasioni di dialogo, ascolto e confronto per dar vita ad un colorato tessuto sociale in cui ogni filo grazie al suo tessersi con l'altro ritrova un profondamente orientato senso. In una siffatta comunità non vi sarà spazio per la paura, ma solo grande voglia di sentire storie di vita e narrare la propria perché nello sguardo e nella voce dell'altro l'io si ritroverà e capirà. Questa deve essere la risposta a chi vuol lo scontro tra le periferie del mondo. Tale alternativa non può che avere le donne come protagoniste, per la loro inclinazione al pathos come empatia, al dialogo come discorso reciproco ed al loro rifiuto di qualsiasi violento monologo.